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Immagine Il diritto di voto negato: quando l’assenza di residenza cancella la cittadinanza

22MAR26

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Il diritto di voto negato: quando l’assenza di residenza cancella la cittadinanza

In questo fine settimana elettorale, mentre milioni di cittadine e cittadini sono chiamati alle urne, ci sentiamo di portare l’attenzione su chi resta escluso dal diritto di voto.

 

L’articolo 48 della Costituzione sancisce che tale diritto appartiene a tutti i cittadini e a tutte le cittadine. Un principio cardine della nostra democrazia, che tuttavia, nella realtà, incontra ostacoli concreti per alcune persone. Tra queste, le persone senza dimora: abitanti delle nostre città, ma troppo spesso invisibili nel riconoscimento dei propri diritti.

 

Per loro, l’esercizio del voto si scontra con un impedimento strutturale: l’assenza di residenza anagrafica. In un effetto domino tanto semplice quanto drammatico, la mancanza di residenza comporta l’impossibilità di ottenere un documento di identità; senza documento non è possibile iscriversi nelle liste elettorali, né disporre della tessera elettorale. Il risultato è una vera e propria esclusione dalla partecipazione democratica.

 

Così, le persone senza dimora diventano cittadini solo “di fatto”: vivono la città, ne condividono gli spazi e le dinamiche, ma non possono esercitare pienamente i diritti di cittadinanza.
Questo scenario impone una riflessione sul diritto soggettivo alla residenza.

 

Essa non è un mero dato amministrativo, ma rappresenta un presupposto fondamentale per l’accesso ai diritti: dal voto ai servizi essenziali. È, in ultima analisi, un diritto a esistere nel contesto sociale e istituzionale.
Di fatto, anche la più grave condizione di indigenza economica non dovrebbe pregiudicare i diritti politici di cui ogni cittadino maggiorenne è titolare, salvo i casi previsti dalla legge, come l’incapacità civile o specifiche condanne penali. Eppure, nella pratica, si assiste a una condizione diffusa di negazione dei diritti di cittadinanza.

 

Come evidenziano l’Associazione Avvocato di Strada e la Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora (Fio.PSD), il diritto alla residenza nel nostro Paese è ancora scarsamente tutelato, con conseguenze rilevanti anche sul piano dei diritti politici. 
In Italia si perde il diritto di voto per incapacità civile, per effetto di una sentenza penale irrevocabile o per particolari casi di indegnità morale. E, anche se non è scritto in Costituzione, anche se si vive per strada.
Negare la residenza significa, di fatto, impedire l’esercizio del voto. 
Una condizione che rappresenta non solo una violazione dei diritti costituzionali, ma anche un segnale di profondo disinteresse verso persone che vivono in condizioni di estrema fragilità e che, in base alla legge, avrebbero comunque diritto alla residenza.

 

Per questo, è necessario un impegno chiaro da parte delle istituzioni locali. Ai sindaci italiani spetta il compito di farsi garanti dell’effettività dei diritti: garantire la residenza a chi ne ha diritto significa anche restituire voce e rappresentanza a chi oggi ne è escluso.
In un momento in cui si celebra la partecipazione democratica, non possiamo accettare che una parte della popolazione resti ai margini, privata della possibilità di esprimersi. Perché una democrazia è tale solo se è davvero di tutti e tutte.

 

Fonte: 
Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora (Fio.PSD), Vie fittizie e diritto alla residenza: https://www.fiopsd.org/wp-content/uploads/2018/02/Secondo-Welfare-vie-fittizie.pdf