12GEN26
LE STORIE DI STRADA
La storia di Massimo, che lavora per ottenere la fiducia di Dirar
Alcune sere a settimana, nel nostro giro di Unità mobile, è previsto uno stazionamento: invece di girare tutta la sera per la città, distribuendo beni di prima necessità, abbiamo un luogo fisso in cui fermarci, dove tante persone ci aspettano, puntuali.
Uno di questi stazionamenti si trova in pieno centro, dietro al Duomo. Qui, due volte alla settimana, arriviamo, montiamo un piccolo tavolo su cui disponiamo i panini da distribuire e il thermos del tè caldo. Le persone che hanno bisogno sanno dove e quando trovarci e al nostro arrivo sono già lì, in fila.
Il modo in cui queste persone di presentano, però, è molto variabile. Ci sono persone timide, chiacchierone, schive, aggressive, tristi, allegre...
Un "habitué" del lunedì sera è Dirar, un ragazzo egiziano (il nome è di fantasia). Arriva sempre affamato, probabilmente non ha dove mangiare a pranzo. È sempre tra i primi della fila e ogni volta, senza eccezioni, inizia a questionare, chiedendo due panini, invece di uno. Non importa quanto grande sia il panino, non importa quanta gente ci sia in fila, a Dirar non basta quello che gli viene dato e chiede di più.
Lo scopo di tutti i volontari di Ronda è quello di guadagnarsi la fiducia delle persone che incontrano, con il fine ultimo di convincerli a lasciare la strada.
Massimo, che è uno dei volontari di Ronda che ogni lunedì vede Dirar, cerca sempre di convincerlo ad accettare un singolo panino. Sa che cedere alle sue richieste non porterebbe nessun vantaggio, anzi, probabilmente porterebbe a ulteriori pretese difficilmente soddisfacibili.
Massimo non gli dice di no. Gli dice di aspettare che la fila si disperda e, se avanzeranno panini, sarà lieto di dargliene un altro. A volte Dirar perde la pazienza e se ne va, a volte aspetta. Ma mai parla con Massimo e gli altri volontari.
La settimana scorsa, Dirar arriva al camper visibilmente malato. I volontari si preoccupano, lo invitano a farsi visitare: a pochi metri c'è una postazione di Croce Rossa, gestita da medici volontari che si occupano delle necessità mediche della persone senza dimora, ma Dirar protesta, vuole solo il panino e tornare al suo giaciglio. Anzi, vuole subito entrambi i panini, perché non è in grado di attendere in piedi che la fila finisca per avere il bis.
Massimo si rifiuta, è essenziale che Dirar si faccia visitare, ma il ragazzo ha paura: che Massimo se ne vada, che non lo aspetti, che lo lasci senza il tanto agognato secondo panino.
Massimo non cede: è importante che Dirar si faccia visitare e si curi, gli promette che terrà il panino per lui. Alla fine, è Dirar a cedere.
Va a farsi visitare e torna dopo poco al camper, con un sacchetto di medicinali.
Massimo l'ha aspettato e gli dà il suo panino.

Per la prima volta, Dirar lo ringrazia. Fa per allontanarsi, ma poi si gira e, esitando, chiede: "Come ti chiami?"
Forse è la prima volta che Dirar si fida abbastanza di qualcuno, tanto da chiedergli il suo nome, da ricordarsi di lui. Una piccolissima frase. Ma potrebbe essere il primo passo di una lunga strada.
