
05LUG26
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Povertà relazionale e solitudine, la grande sfida è esserci
Quando si parla di povertà, si tende ad associare questa condizione alla mancanza di qualcosa, nello specifico di beni essenziali, perlopiù tangibili.
Si è poveri quando non si hanno risorse materiali.
Oggi, complici i complessi mutamenti della società, il concetto di povertà si sta evolvendo, assumendo nuove e diverse connotazioni: sanitaria, educativa, digitale, energetica, relazionale; quest’ultima, intesa come scarsità o vera e propria assenza di legami, è forse una delle fattispecie di povertà meno visibili e meno studiate. Eppure, è sempre più presente.
La povertà relazionale è inoltre strettamente correlata alla solitudine: essere poveri di relazione implica spesso, infatti, essere e stare soli, e questo può accadere anche in una città caotica e frenetica come Milano, abitata quotidianamente da migliaia di persone.
Vede coinvolte trasversalmente tutte le età e diverse condizioni sociali: giovani, adulti, anziani, persone senza dimora.
Come evidenzia Franca Maino nell’articolo "Più soli, più poveri", di cui vi consigliamo la lettura qui, povertà relazionale e solitudine assumono la connotazione di sfida: a lungo considerate condizioni proprie del singolo individuo, ora diventano “qualcosa che riguarda la società”.
Quale assenza strutturale di legami significativi, povertà relazionale e solitudine agiscono come moltiplicatore di vulnerabilità, intrecciandosi con altre fattispecie di povertà e fattori di esclusione sociale, determinando effetti significativi in termini di benessere, salute e coesione delle comunità.
Come agire per affrontare questa sfida cruciale rappresentata da povertà relazionale e solitudine?
Considerata la complessità e le specificità che connotano tali condizioni ormai così sempre più intrecciate, le misure più efficaci promuovono prossimità, capitale sociale e risorse delle comunità.
Di fronte all’emergere di queste nuove forme di fragilità, si rafforza l’impegno di Ronda: stare accanto, costruire relazioni, esserci.
Perché la relazione è il primo antidoto a povertà relazionale e solitudine.
