
07SET26
LE STORIE DI VOLONTARI
…prima ascolta
Me lo avevano detto subito gli educatori e la Presidente, prima ancora che io potessi ricordare i loro nomi.
“Non aspettarti gratificazioni dirette, ringraziamenti, pacche sulle spalle, sorrisi o confidenze, non aspettarti di tornartene a casa con qualcosa."
Allora perché farlo? Semplice, perché mi fa stare bene; sembra un paradosso ma è egoistico. Il solo fatto di farlo è la mia gratificazione.”
Ancora oggi, a distanza ormai di quasi tre anni, queste parole mi sono rimaste e mi tornano frequentemente in mente, di tutto quello che è stato detto il giorno del mio ingresso in questo gruppo di persone, che sarebbero rapidamente diventate amici.
Lì per lì mi sembrava di dover imporre un distacco eccessivo, quasi forzato, una distanza emotiva inaspettata per me.
L’esatto opposto di ciò che credo ogni volontario vorrebbe fare. Slanciarsi verso le persone che hanno bisogno di un piccolo aiuto, convinto che la tua volontà e la tua disponibilità cambieranno qualcosa da subito.
Non avevo riflettuto molto prima di decidere di iniziare questa avventura, non avevo vagliato diverse opportunità in modo lucido, freddo e razionale. Alla fine mi ero trovato a scegliere di dedicare un po' del mio tempo libero da pensionato, a chi non avesse la mia fortuna.
Poi ti fermi a pensare, ogni tanto, e realizzi che il tempo che tu hai dedicato, credendo di "dare" e di "fare", in realtà è trascorso semplicemente "essendoci" e "ascoltando".
Occhi che ti vedono e non ti guardano quasi mai,occhi di chi non si aspetta niente da te, non ti chiede nulla, se non, molto spesso, di essere ascoltato. In cambio? Nulla.
È solo l'ascolto empatico a volte, mai chiesto, mai palesato, ma sicuramente sempre desiderato a costituire il terreno comune.
E ancora gli operatori me l'avevano detto: "Non dimenticare mai che molto probabilmente, la sera quando li incontri per strada, tu sei la prima e unica persona che gli ha rivolto la parola in tutto il giorno, per quei dieci, venti minuti che loro decidono di dedicarti."
Perché è così che funziona, sono i nostri amici di strada che scelgono di venire da te, e tu in quel momento devi esserci.
Poi un giorno, inaspettatamente, fuori dal tuo controllo e fuori dalla tua volontà, può succedere che dopo un tempo mai previsto e mai prevedibile, che tu hai dedicato ad ascoltare frasi non dette, storie non raccontate, paure ricorrenti e speranze mai rivelate, ecco oggi succede, non chiederti perché o come mai, che ti si renda meritevole della fiducia, destinatario del racconto di un frammento della loro storia.
E se accade, quando accade, dopo giorni, settimane, mesi, se accade, oggi, rimani incredulo, stordito, un po' disorientato dal fatto che chi ti ha sempre visto senza mai guardarti, che chi ti ha sempre parlato senza mai dirti nulla abbia deciso che eri degno di condividere una sua emozione, una sua paura, una sua preoccupazione, una sua piccola gioia, una sua speranza, una scheggia di storia della sua vita.
E ti ringrazia per averlo ascoltato.
E allora ti ricordi del primo giorno, e pensi che avevano ragione, forse, ma non oggi.
Perché tu, oggi, torni a casa con qualcosa.
