29GIU26
LE STORIE DI STRADA
Karim, che viene accompagnato dall'educativa di strada
L'educativa di strada è una delle attività di Ronda di cui parliamo forse meno, ma che è essenziale nel percorso per uscire dalla strada.
Il servizio di unità mobile notturno, infatti, monitora quasi giornalmente le strade e mantiene i contatti con le persone; il suo ruolo è quello di agganciare chi sembra intenzionato a instaurare un percorso. Quando si incontra una situazione adatta, un desiderio di andare oltre e cambiare vita, una delle possibilità per proseguire il percorso è quella dell'educativa di strada: una squadra professionale che inizia a seguire la persona con continuità, pur restando nell'ambito della strada.
Davide, uno degli educatori di Ronda, racconta come ha conosciuto Karim - nome di fantasia - e come da anni lo accompagni nel suo lungo percorso.
Conosco il nostro amico dal 2019, da quando con i colleghi dell'équipe di strada lo abbiamo incontrato per la prima volta in un parco pubblico della città. Da allora, quella zona è rimasta il suo punto di riferimento, il luogo dove la sua vita scorre parallela a quella di una metropoli che troppo spesso va troppo veloce per accorgersi di lui. In questi anni di presenza costante e discreta, abbiamo cercato di costruire un legame che andasse oltre il semplice intervento assistenziale, fondato sull'ascolto e sul rispetto dei suoi tempi.
Karim è un uomo di trentotto anni, arrivato in Italia dopo un viaggio migratorio lungo e doloroso che lo ha visto attraversare diversi confini e situazioni di forte instabilità. Chi lo incontra oggi vede una persona mite e pacifica, profondamente benvoluta dal gruppo con cui condivide la quotidianità sulla strada. Ha un’indole talmente protettiva che spesso, nonostante la sua stessa fragilità, si trova a fare da paciere nei momenti di tensione che possono nascere nel contesto della marginalità. Questa sua disponibilità verso gli altri si riflette anche nel rapporto con noi educatori: quando c'è da collaborare o ricordare un appuntamento ad altre persone, si mette sempre a disposizione, facendo da prezioso tramite per l'équipe.
Dietro questa mitezza, però, si nascondono ferite profonde, sia visibili che invisibili. Sul piano fisico, la vita all'aperto ha mostrato tutta la sua durezza: a causa di un grave trauma subito all'inizio del 2024, ha progressivamente perso la funzionalità dell'occhio destro, una condizione che gli provoca dolori costanti e che purtroppo non ha trovato miglioramenti con le prime cure. Sul piano invisibile, c'è la fatica emotiva di chi porta dentro i segni di un disturbo post-traumatico da stress legato al proprio passato e ai conflitti da cui è fuggito. Quando il discorso tocca le sue origini o la sua storia personale, l'ansia e la tensione prendono il sopravvento, rendendogli difficile formulare un racconto lineare. A questo si aggiunge la frustrazione per una situazione documentale bloccata, che per lungo tempo lo ha lasciato in un limbo burocratico senza tutele, alimentando una comprensibile stanchezza.
Nelle ultime settimane, tuttavia, quel muro di incertezza ha iniziato a mostrare le prime crepe grazie a un lavoro di squadra intenso e paziente. Insieme ai colleghi dell'équipe e alla rete dei volontari, abbiamo affrontato un passo alla volta i nodi più stretti. Prima siamo riusciti a ottenere la tessera sanitaria e le esenzioni per le cure mediche, superando i paletti amministrativi. Poi, a metà giugno, siamo stati al suo fianco in un momento cruciale: l'udienza in Tribunale per il ricorso sulla richiesta di protezione. Karim si è presentato all'appuntamento con una dignità e una cura di sé che ci hanno profondamente commosso; nonostante la fortissima preoccupazione di dover dare conto della propria vita, la vicinanza dell'équipe e la sensibilità del legale lo hanno sostenuto. Il giudice ha ascoltato e ha formalmente riconosciuto la sua evidente condizione di vulnerabilità sociale e sanitaria, un passo fondamentale verso il riconoscimento dei suoi diritti.
Il giorno successivo all'udienza, lo abbiamo accompagnato alla visita oculistica specialistica in ospedale. Il quadro clinico riscontrato dai medici è purtroppo definitivo: l'occhio è cieco e dolorante, e per evitare infezioni gravi si rende necessario un intervento chirurgico di rimozione del bulbo. Di fronte a una prospettiva così impattante, i timori e le resistenze di Karim sono riemersi, ma è proprio qui che il valore del lavoro sociale e della fiducia si è espresso al meglio. Abbiamo attivato una preziosa collaborazione di rete con un'altra realtà del terzo settore che incontra Karim e gli altri ragazzi durante le ore serali. Grazie a questa sinergia, basata sulla stima condivisa, gli operatori della realtà partner si sono offerti di accompagnarlo lunedì mattina presto per gli esami pre-operatori, garantendo quella continuità di supporto di cui ha fondamentale bisogno in questo momento.
Nel frattempo, come équipe di strada stiamo già tessendo i contatti con i servizi del territorio per preparare una dimissione protetta, affinché dopo l'operazione possa trascorrere la convalescenza in un luogo sicuro e dignitoso, lontano dai pericoli e dalle scarse condizioni igieniche della vita all'aperto. La strada per una reale tutela e autonomia è ancora lunga — per l'esito definitivo del giudice passeranno mesi — ma il sorriso e l'affetto con cui Karim ci ha ringraziato dopo l'udienza testimoniano l'importanza di questo cammino condiviso. Non siamo di fronte a un "caso" da risolvere, ma a una persona che, nella sua complessa vulnerabilità, ci chiede semplicemente di non essere lasciata sola.
